giovedì 17 ottobre 2013

MEANDRO

D'ora in poi il Caorame diventa artista. Si esibisce nel comporre sculture al pari di un Michelangelo.
 Lavora incessantemente nel tempo per formarsi tutta una serie di canyon, marmitte, scivoli, trovando colori per l'acqua che sa di sublime.
Dopo il piano devia deciso e va a scolpire la roccia in un stretto e intorcigliato meandro.
Le pareti calcaree subiscono un continuo sciacquio, tale da levigare e pulire la roccia da renderla liscia. Piccoli salti si susseguono a marmitte d'evorsione, piccoli catini emisferici formatisi da moti vorticosi dell'acque dai detriti trasportati che incidono la pietra e naturalmente dalla conseguente corrosione carsica soprattutto sui piani suborizzontali.
A seconda della profondità il colore diventa più intenso nelle tonalità del verde.
Si possono osservare soltanto i primi tratti di questo sito, poi la profondità e la ripidità delle bancate non consentono di avvicinarsi.
 Soltanto facendo attività di canyoning si potrebbe osservare la sottostante forra.
Non avendo un'osservazione diretta si presuppone che il torrente si incanali in una stretta forra e perda di quota di parecchi metri
 Corre stretto tra le pareti precipiti del monte Sviert ed i pendii ripidissimi in successione di rocce e declivi erbosi del Comedon.
 Inizia da qui anche la valle di "scarpata", tipica del versante meridionale dei monti del bacino bellunese.
 La vegetazione è ancora prevalente a prateria

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